“Come faccio a riconoscere lo Spirito del Signore?”. Una domanda che molti si pongono. L’epistola di Paolo ai Galati dà una grande risposta:  “I frutti dello Spirito sono amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, mitezza, temperanza” (Galati 5:22-23).

Se proviamo queste cose, allora stiamo godendo della compagnia dello Spirito. Esaminiamo più da vicino i frutti dello Spirito e riflettiamo su ciò che Paolo intendeva.

Origine greca dei frutti dello Spirito

rutti dello SpiritoDi tutti i frutti dello Spirito, l’amore è il primo, e Paolo lo elenca per primo. Agape, carità o amore, è il tema del suo famoso discorso in 1 Corinzi 13: senza la carità, non siamo nulla, a prescindere dagli altri doni spirituali che possiamo avere.

Mormon ci insegna: “attenetevi alla carità, che è la più grande di tutte… il puro amore di Cristo”. Come facciamo ad “attenerci” alla carità?

“Pertanto, miei diletti fratelli, pregate il Padre con tutta la forza del vostro cuore, per poter essere riempiti di questo amore” (Moroni 7:46-48).

Il secondo frutto dello Spirito è l’allegrezza, o khara in greco. La parola è strettamente legata a kharis, grazia, e si riferisce alla dolce sensazione che deriva dal ricevere la grazia e il favore di Gesù Cristo.

Sappiamo di essere nella Sua grazia quando ci pentiamo e Lo seguiamo con intento reale.

La parola “pace” è la traduzione della parola greca eirene, l’equivalente greco della parola ebraica shalom, che significa “salute, interezza, benessere”.

Isaia chiama il Messia sar-shalom, il Principe della pace (Isaia 9:6). Sotto il governo di questo Principe, c’è una pace continua.

“Impara da me, e ascolta le mie parole”, ci invita il Salvatore. “Cammina nella mitezza del mio Spirito, e avrai pace in me” (DeA 19:23).

Egli è l’unica vera e duratura fonte di pace in questa vita.

In greco, “longanimità” si dice makrothumia, da makros (lungo) e thumos, (desiderio); in altre parole, la capacità di ritardare la gratificazione, di aspettare pazientemente che i desideri del nostro cuore si realizzino.

Naturalmente vogliamo quello che vogliamo, e lo vogliamo subito. Ma uno degli scopi principali della vita mortale è imparare a controllare i nostri desideri, in particolare il desiderio di controllare gli altri o di “pareggiare i conti”.

Il nostro esempio è Cristo, che ha sofferto pazientemente tutto ciò che un mondo malato aveva da infliggergli.

La parola che traduciamo con “benignità” o “dolcezza” è chrestotes in greco, una parola unica che è quasi intraducibile. Deriva dalla parola chrestos, che significa sia “gentile” che “utile” ed è la parola usata da Gesù in Matteo 11:30, “Perché il mio giogo è dolce”.

Secondo gli studiosi, chrestotes “è la bontà prodotta dallo Spirito” che risponde a un bisogno umano altrui ed evita la durezza o la crudeltà. 

“Uno studioso ha notato che quando la parola chrestotes viene applicata alle relazioni interpersonali, trasmette l’idea di essere adattabili agli altri.

Piuttosto che pretendere con durezza che gli altri si adattino ai propri bisogni e desideri, quando chrestotes opera in un credente, egli cerca di adattarsi ai bisogni di coloro che lo circondano”.

la parabola delle dieci vergini

 

La radice di pistis (“fede”) significa essere persuasi, la “persuasione divina” che viene da Dio per rivelazione.

La fede come frutto dello Spirito non è credere ciecamente, ma è un’ancora per l’anima di coloro che seguono intenzionalmente Cristo e sanno riconoscere la presenza dello Spirito.

La parola che traduciamo con “bontà”, agathosyne, potrebbe essere stata inventata da Paolo.

Non compare da nessuna parte negli scritti greci se non nelle lettere di Paolo e si riferisce non solo alla “bontà” in generale, ma a quelle opere buone che lo Spirito ci invita a compiere.

Ad esempio, in 2 Tessalonicesi 1:11, Paolo prega affinché possiamo avere la forza di compiere tutte le agathosyne che Dio ci ispira a compiere.

La “mitezza” è un frutto dello Spirito non molto in voga al giorno d’oggi; viene equiparata alla debolezza.

Ma in greco, il sostantivo prautes è un equilibrio divino tra “potenza” e “moderazione” e potrebbe essere equiparato a “giusto dominio”, per prendere in prestito una frase da Dottrina e Alleanze 121:39. 

Riferendosi a due attributi con cui Gesù descrisse sé stesso, “mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29), l’anziano David A. Bednar osserva:

“È istruttivo come, tra tutte le caratteristiche e le virtù che avrebbe potuto potenzialmente scegliere, il Salvatore abbia deciso di mettere in evidenza la mitezza.. . . .

La mitezza è forte, non debole; è attiva, non passiva; è coraggiosa, non timida; è misurata, non eccessiva; è modesta, non autocelebrativa; è gentile, non sfacciata.

Una persona mite non si lascia provocare facilmente, non è presuntuosa né dispotica” (“Mite e umile di cuore“, Conferenza generale, aprile 2019).

Gesù ci invita a “camminare nella mitezza del mio Spirito” (DeA 19:23). Egli è la fonte della mitezza. Non possiamo essere miti nel modo in cui Cristo è mite senza seguirlo.

L’ultimo frutto dello Spirito menzionato da Paolo è la “temperanza”, enkrateia, che significa “padronanza di sé, capacità di controllare i propri pensieri e le proprie azioni”.

La parola significa letteralmente “forza interiore”. Per i lettori di lingua greca di Paolo era “il fondamento di tutte le virtù”.

Come si ottengono i frutti dello Spirito?

Il presidente Dieter F. Uchtdorf ha detto:

“Tali frutti spirituali non sono un prodotto della prosperità, del successo e della buona fortuna temporali. Derivano dal seguire il Salvatore e possono essere i nostri fedeli assistenti anche nel bel mezzo delle tempeste più oscure.” (“Il desiderio di casa“, Conferenza generale di ottobre 2017).

Nel momento in cui iniziamo a seguire il Salvatore, iniziamo ad assaporare lo Spirito. Gradualmente diventiamo più aperti ad esso e lo riconosciamo sempre più facilmente.

Il buon pastoreNe sono personalmente testimone. Possiamo sentire lo Spirito, come dice il presidente Uchtdorf, anche nelle circostanze più difficili. Ma per camminare nello Spirito dobbiamo seguire Cristo intenzionalmente.  

Ovviamente, se proviamo sentimenti contrari ai frutti dello Spirito, non stiamo godendo dello Spirito. Paolo definisce questi contrari per noi, chiarendo la differenza tra i dolci frutti dello Spirito e il frutto amaro delle “opere della carne”.

Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, e altre simili cose; circa le quali io vi prevengo, come anche v’ho già prevenuti, che quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio (Galati 5:19-21).

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L’odio, la contesa, l’appagamento egoistico delle nostre passioni, la crudeltà, la malvagità, l’incredulità, l’orgoglio e la mancanza di autocontrollo: queste sono le forze che distruggono la nostra pace in questa vita e ci negano l’esaltazione nell’altra.

Nella misura in cui queste cose governano la nostra vita, siamo lontani dallo Spirito del Signore.

Il pericolo per la nostra anima è sempre presente. Se non facciamo uno sforzo deliberato ogni giorno per camminare nello Spirito, tendiamo a cadere nelle “opere della carne”.

coeredi di Cristo-1

Questo è il problema che Paolo ha affrontato nella sua lettera ai Galati.

“Io mi maraviglio che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Il quale poi non è un altro vangelo; ma ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire l’Evangelo di Cristo” (Galati 1:6-9).

Coloro che turbavano i santi della Galazia erano “Giudaizzanti”, Cristiani che credevano che fosse ancora necessario osservare la Legge di Mosè (la Torah) per essere salvati.

Paolo li corresse, insegnando che il patto della Torah era “il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede. Ma ora che la fede è venuta, noi non siamo più sotto pedagogo” (Galati 3:24-25).

Ogni alleanza ha i suoi simboli, e ogni azione richiesta dalla Legge di Mosè era un simbolo con lo scopo di far volgere la Casa d’Israele verso Cristo, per permettere loro di comprendere le molte sfaccettature della missione del Salvatore.

Quando il Salvatore venne, strinse una nuova alleanza con un nuovo simbolo, il battesimo: “siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù. Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo” (Galati 3:26-27).

Tramite lo Spirito riconosciamo i falsi insegnanti

Oggi affrontiamo gli stessi pericoli che affrontarono i Galati: i falsi insegnanti. Il presidente M. Russell Ballard dice:

“Oggi vi mettiamo in guardia perché stanno sorgendo falsi profeti e falsi insegnanti; e, se non stiamo attenti, anche coloro che sono contati tra i fedeli membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni cadranno vittima dei loro inganni.” (“Guardatevi dai falsi profeti e dai falsi insegnanti“, Conferenza generale dell’ottobre 1999).

Possiamo riconoscere i falsi insegnanti se camminiamo nello Spirito. In essi noteremo l’orgoglio, la contesa e la mancanza di mitezza.

Possono mostrare una sorta di spiritualità, ma ci allontanano da Gesù Cristo. In genere sostituiscono al Vangelo di Cristo qualche altra pratica o osservanza, come fecero i Giudaizzanti tra i Galati.

Le epistole di PaoloPer Paolo, la nuova alleanza in Cristo è una legge superiore meno prescrittiva di osservanze esteriori e più incentrata sul camminare nello Spirito.

Egli la definisce “la legge di Cristo”, che noi adempiamo “portando i fardelli gli uni degli altri” (Galati 6:2). L’anziano Robert D. Hales spiega la differenza tra la vecchia legge e la nuova legge del Vangelo:

 “Quando il Salvatore chiese ai Suoi discepoli di seguirLo, essi vivevano la legge di Mosè, compreso il richiedere “occhio per occhio e dente per dente”, ma il Salvatore venne per adempiere tale legge con la Sua Espiazione.

Egli insegnò una nuova dottrina:

‘Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per coloro che si approfittano di voi e vi perseguitano’.” (“Vieni e seguitami praticando l’amore e il servizio cristiani“, Conferenza generale di ottobre 2016).

Facendo queste cose, possiamo camminare nello Spirito del Signore.

Quando ci sforziamo di camminare nello Spirito, assaporiamo i frutti dello Spirito. Questi frutti nutrono la nostra anima come il cibo sano nutre il nostro corpo.

I frutti ci forniscono un costante nutrimento spirituale, ma la nostra vita e la nostra casa devono essere centrate su Gesù Cristo se vogliamo godere della pace dello Spirito.

Eredi di Dio e coeredi di Cristo

La sorella Anne C. Pingree ha descritto una casa di questo tipo. Fu invitata a visitare una famiglia di membri durante un viaggio in Giappone, e questo fu ciò che le accadde:

“Dal momento in cui entrammo dalla porta togliendoci le scarpe e fummo gentilmente accolti da una sorella della Società di Soccorso che parlava pacatamente, sentii uno spirito di ordine, pace e amore.

I bambini corsero al piano di sopra portando con sé i loro giocattoli. In questa famiglia con otto figli, di cui sette ancora in casa, fu evidente ciò che si teneva in gran conto.

Segni evidenti del Signore erano ovunque: quadri che ritraevano il Salvatore, una fotografia di famiglia e una del tempio ben in vista, volumi di Scritture ben usati e video della Chiesa ben impilati su uno scaffale.

«Il frutto dello Spirito… amore, allegrezza, pace,… benignità, bontà, fedeltà» sembrava risiedere in quella casa.” (Anne C. Pingree, “Scegliete dunque Cristo il Signore“, Conferenza generale di ottobre 2003).

Chiedetevi: La vostra famiglia è nutrita dai frutti dello Spirito? La vostra casa dà prova della presenza dello Spirito del Signore?

La vostra vita è piena di amore, gioia, pace, gentilezza, bontà e fede? O siete presi dalle “opere della carne” – orgoglio, egoismo, contesa? Ci sono “alcuni che vi turbano”?

Vivete secondo la “legge di Cristo” o date più importanza alle osservanze esteriori? Cosa potreste fare per godere più pienamente dei frutti dello Spirito nella vostra vita?

chatta con noi Questo articolo è stato pubblicato su https://latterdaysaintmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Ginevra Palumbo.